Per BAAD Studio, essere visionari non significa compiere gesti eclatanti. Significa essere in sintonia con le persone, l’ambiente, i materiali e i ritmi che modellano la vita quotidiana.
Gli architetti Benjee Mendoza e An Bermejo-Mendoza hanno fondato BAAD Studio nel 2010, permettendo allo studio di crescere in modo naturale, seguendo le opportunità che si presentavano.
«Abbiamo fondato BAAD Studio nel 2010 e siamo grati che i suoi inizi siano stati organici. Lo studio è cresciuto in modo naturale, modellato dalla domanda e guidato, in ogni fase, dalle nostre capacità e competenze», ricorda An.
Oggi BAAD Studio è conosciuto per il suo approccio attento e fortemente legato al contesto, una filosofia plasmata dal clima, dalla cultura e dalle condizioni di vita reali delle Filippine.
In questa edizione di THE VISIONARIES, riflettono su come questo approccio abbia influenzato la realizzazione della celebre DL House, la prima abitazione nelle Filippine a installare Orama Minimal Frames già nel 2018, e su come l’architettura tropicale continui a evolversi nel Sud-Est asiatico.
Per BAAD Studio, un buon progetto nasce dalle persone ed è profondamente radicato nel luogo.
«Un buon progetto è qualcosa che risuona con la visione del cliente, con il modo in cui si immagina all’interno di uno spazio per i prossimi dieci, venti o trent’anni. Deve sempre funzionare all’interno di un clima tropicale e riflettere il contesto a cui appartiene.»
Nelle Filippine, un Paese segnato dal caldo, dall’umidità e dall’imprevedibilità dei tifoni, il progetto non può limitarsi a essere bello: deve funzionare.
«La risposta al clima non è un’opzione. Abbiamo sempre saputo e sperimentato che la grande architettura non dipende da quando o dove è stata costruita. Deve sempre dialogare con il luogo, reagire alle sue condizioni e performare davvero, soprattutto in presenza di condizioni climatiche estreme come quelle del Sud-Est asiatico.»
Per An, il rapporto tra struttura e ambiente deve essere sempre simbiotico:
«Si tratta di creare un equilibrio, in cui persone, luogo e clima siano profondamente connessi.»
Situata su un lotto stretto, incastrato tra edifici adiacenti, la DL House ha richiesto fin dall’inizio un pensiero strategico. Invece di chiudersi in volumi compatti, BAAD Studio ha aperto la casa verso l’interno, lasciando che aria, luce e verde definissero ogni momento dell’abitare.
«In questo progetto, in particolare, c’erano alcune strategie fondamentali da considerare, dato che la proprietà è stretta tra due case. Non è un lotto ampio come altri, ma non volevamo creare grandi volumi, spazi profondi o angoli bui. Così An ha iniziato il progetto con una serie di corti interne», spiega Benjee.
Una decisione chiave, e un momento determinante, è arrivata quando il cliente ha espresso una rara preferenza per i materiali naturali.
«Ci sono pochissimi clienti che desiderano utilizzare in modo così intenso materiali naturali come il legno… L’interesse principale del proprietario era integrare legni duri provenienti dalla sua collezione personale e concentrarsi su materiali naturali scelti appositamente per questa casa», racconta An.
Corti, vuoti e pozzi di luce sono diventati il principio organizzativo dell’abitazione — non solo per il comfort, ma anche per la privacy e la sostenibilità. I fattori ambientali hanno guidato sia il progetto sia l’esperienza degli spazi.
«La distribuzione della casa è stata guidata da fattori ambientali… con una strada molto trafficata sul retro, abbiamo lavorato con vuoti e cortili per far penetrare la luce dall’alto fino al piano interrato e creare visuali interne», aggiunge An.
Per BAAD Studio non esiste un unico spazio che definisce la DL House. L’architettura si rivela attraverso il mutare delle condizioni: il clima, la luce, l’atmosfera.
«La particolarità di questa casa è che non esiste un solo modo di viverla. Questi spazi raccolti creano punti di vista diversi a seconda di dove ci si trova, seduti o in piedi», dice Benjee.
«O anche in base al tuo stato d’animo quel giorno — dove senti di volerti sedere», aggiunge An.
«O all’angolo del sole», continua Benjee.
«A volte il cortile centrale con il laghetto di koi è incredibile quando piove. Altre volte, la luce del mattino filtra attraverso il bambù portando l’esterno dentro casa. Ci sono momenti in cui vuoi semplicemente osservare le ombre del legno imperfetto o il movimento delle lamelle.»
Questa ricchezza sensoriale nasce da un approccio che parte sempre dal progetto planimetrico.
«Questa casa non è stata pensata per apparire in un certo modo: tutto è iniziato dalla pianta. Ricordo la prima presentazione al cliente: solo una planimetria, nessuna vista prospettica. È così che BAAD Studio inizia sempre un progetto — pensando a come le persone si muovono, a cosa vedono attraversando gli spazi e a come questi funzionano in termini di comfort», racconta Benjee.
Essendo una delle prime abitazioni nelle Filippine a installare Orama Minimal Frames, la DL House li ha utilizzati non semplicemente come serramenti, ma come uno strumento tecnico ed esperienziale centrale per il progetto.
«Il ruolo chiave dell’utilizzo delle finestre Orama è quello di tenere fuori gli elementi indesiderati dall’abitazione. Sono queste sfumature a creare uno spazio abitativo confortevole», afferma Benjee.
Per An, il valore risiede anche nella raffinatezza del sistema.
«Come architetti, consideriamo anche il valore estetico del sistema finestra. Orama ha finiture e ferramenta di grande qualità, molto apprezzate dal nostro cliente. Inoltre, il sistema consente una continuità totale tra pavimentazione interna ed esterna — una richiesta specifica del cliente, che desiderava l’assenza di dislivelli. Credo che Orama abbia risposto perfettamente a questa esigenza.»
La chiarezza del sistema e i profili estremamente sottili contribuiscono a transizioni fluide e continue.
«Una volta chiuso, l’ambiente interno mantiene una buona qualità dell’aria anche nelle giornate umide, e l’isolamento acustico è eccellente. Allo stesso tempo, la relazione tra interno ed esterno resta chiara e non invasiva. È questo che intendiamo quando parliamo di un profilo minimalista e molto sottile, che crea una continuità in cui la differenza tra aperto e chiuso è minima», conclude Benjee.
Alla domanda su quale direzione stia prendendo l’architettura tropicale, An e Benjee vedono una spinta crescente verso materiali più intelligenti, costruzioni sostenibili e un radicamento culturale più profondo.
«L’architettura tropicale filippina si sta dirigendo verso un uso sempre più esteso di materiali altamente sostenibili, costruiti o reperiti in modo responsabile. Ci radichiamo nel passato non solo dal punto di vista estetico, ma utilizzando l’innovazione per supportare decisioni più intelligenti nell’uso della casa», afferma An.
Benjee amplia questa visione, parlando di un’evoluzione anche nel fare architettura:
«C’è un cambiamento verso la fabbricazione assistita dal computer, l’upcycling e il riciclo… le aziende stanno diventando più consapevoli dei processi produttivi.»
Ma, anche se gli strumenti evolvono, l’architettura resta un dialogo — tra costruttori, clienti e clima.
«Bisogna essere sensibili, non solo al cliente ma anche all’ambiente e alle caratteristiche uniche di ogni sito… È attraverso l’esperienza che impariamo a bilanciare questi aspetti.»
Ogni progetto diventa così la prosecuzione di questa conversazione: un modo per imparare, affinare e andare avanti.
Per BAAD Studio, essere visionari non significa compiere gesti grandiosi. Significa essere in sintonia con le persone, l’ambiente, i materiali e i ritmi che danno forma alla vita di ogni giorno.
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