I Design Talks: il mondo della progettazione contract si incontra a Host.
Si sono svolti dal 17 al 21 ottobre Rho Fiera i talks sull’Hospitality curati da POLI.design a Host Milano. Una serie di talks dedicati al mondo del progetto e dell’accoglienza a cura di Francesco Scullica, Cinzia Pagni e Alberto Zanetta. HOST è la fiera biennale leader mondiale del settore ed è un vero e proprio collettore di appuntamenti per discutere di case history, tendenze e sviluppi futuri. POLI.design – Politecnico di Milano – continua a contribuire attivamente all’evento con sette seminari di aggiornamento dedicati ad architetti ed esperti dell’Hospitality con il patrocinio di ADI Lombardia.
Durante i recenti seminari è emerso come gli operatori del settore turistico e HoReCa — hotel, ristoranti e strutture ibride — si trovino oggi ad affrontare sfide complesse: dalla sostenibilità alla crescente domanda di comfort. Il che include le dimensioni acustiche, termoigrometriche, luminose e di qualità dell’aria, fino alla necessità di offrire esperienze memorabili.
Gli attori della filiera devono essere consapevoli di questi cambiamenti. E devono affidarsi a consulenti e progettisti capaci di anticipare le aspettative di un pubblico sempre più esigente e informato.
L’obiettivo non è più solo fornire un alloggio, ma creare esperienze coerenti con i valori del brand e del luogo. Le nuove tipologie — dai boutique hotel ai co-living e agli spazi multifunzionali — testimoniano questa evoluzione, ponendo al centro non la camera o il servizio, ma il vissuto
dell’ospite, che se torna a casa con un ricordo positivo, tornerà anche come cliente.
Nelle tendenze contemporanee, gli spazi turistico-ricettivi si progettano sempre più con un approccio multisensoriale. Questo va oltre l’aspetto visivo e coinvolge materiali, arredi, luce, suono e servizi. La customer experience diventa il fulcro del progetto: l’ospitalità si trasforma in un percorso esperienziale in cui l’utente è protagonista.
Non basta più una lobby elegante. Serve uno spazio accogliente, connesso digitalmente, capace di favorire interazione o relax in base al profilo dell’ospite — che sia un viaggiatore di piacere, un professionista in trasferta o un nomade digitale alla ricerca di esperienze integrate con le nuove tecnologie. Attraverso la gestione dei dati, le app, il check-in digitale, l’intelligenza artificiale e gli ambienti adattivi, l’esperienza diventa su misura, anticipando i bisogni dell’ospite.
Il progetto contemporaneo integra così service design, UX e interior design, superando la separazione tra spazio fisico e servizio, e aprendo a una dimensione narrativa ed emozionale dell’abitare temporaneo.
In questo scenario anche gli elementi architettonici assumono oggi un valore esperienziale. Le grandi vetrate scorrevoli, ad esempio, diventano dispositivi di relazione tra interno ed esterno, amplificando la percezione dello spazio e offrendo panorami che arricchiscono l’esperienza
emotiva. L’atto di aprire o chiudere una vetrata si trasforma in un gesto simbolico di connessione con la luce, il paesaggio e il tempo, restituendo all’ospitalità un valore di intimità e contemplazione.
Il progetto si apre, perciò, a una dimensione esperienziale in cui l’utente diviene protagonista. La personalizzazione dei servizi, l’integrazione di soluzioni digitali e la flessibilità d’uso degli spazi rispondono all’esigenza di un’ospitalità adattiva, capace di anticipare e interpretare i bisogni dell’individuo contemporaneo.
L’attenzione del progettista non si limita più alla definizione funzionale o estetica dell’ambiente, ma si estende alla creazione di un percorso percettivo e narrativo capace di coinvolgere l’ospite in ogni momento della giornata.
La trasparenza e la continuità visiva generate da queste soluzioni contribuiscono alla costruzione di un ambiente immersivo. Qui il comfort non è più soltanto legato alla qualità materiale degli spazi, ma anche alla loro capacità di evocare sensazioni di libertà, armonia e appartenenza.
Questo dialogo tra spazio interno e contesto esterno diventa parte integrante della narrazione dell’ospitalità contemporanea, che valorizza il luogo e la sua identità come componenti essenziali della customer experience e contemplazione.
Le SPA non sono più confinate solo ai luoghi con sorgenti termali naturali. Ma si trovano anche all’interno di hotel, palestre o come strutture indipendenti, rendendole più accessibili a un pubblico più ampio.
L’altra novità rispetto al recente passato è che le SPA negli hotel sono accessibili anche dal pubblico che non soggiorna nell’Hotel e sono posizionate finalmente al piano terra dove possono godere di viste panoramiche. Fino ad alcuni anni fa venivano posizionate negli spazi seminterrati ed erano in genere spazi senza illuminazione naturale. Oggi la possibilità di godere di un bel panorama fa parte di quei valori ritenuti indispensabili per vivere un’esperienza di qualità.
La vetrata panoramica diventa il cuore visivo della SPA, un diaframma trasparente che mette in scena il paesaggio e trasforma la luce in materia progettuale. In tale prospettiva, il progetto si configura come un sistema integrato di relazioni tra architettura, paesaggio e individuo. La tecnologia, la luce, i materiali e la percezione visiva concorrono a creare un’esperienza coerente e memorabile, in cui l’ospite non è più semplice fruitore, ma protagonista attivo di un racconto spaziale.
Le grandi vetrate, in questo senso, non rappresentano solo un elemento tecnico o formale. Diventano invece strumenti di mediazione sensoriale e narrativa, capaci di tradurre in spazio il valore esperienziale che oggi definisce le nuove forme di ospitalità.
Le vetrate panoramiche sono ormai un elemento iconico nelle SPA degli hotel di design. Sono spesso concepite proprio come il cuore visivo e concettuale del progetto.
In questo scenario, il progetto diventa uno strumento culturale e strategico, capace di tradurre i valori del luogo e del brand in esperienze sensoriali e relazionali. L’obiettivo ultimo è creare ambienti fluidi e adattivi, in grado di anticipare i bisogni dell’ospite e restituire valore al tempo
vissuto.
L’ospitalità del futuro sarà quindi sempre più ibrida, sostenibile e narrativa: uno spazio in cui tecnologia e umanità, estetica e benessere, intimità e socialità trovano un nuovo equilibrio, restituendo al gesto dell’accoglienza la sua dimensione più profonda — quella dell’esperienza condivisa.
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